Buongiorno,
ringrazio, a nome del GLSB, gli organizzatori del congresso, per aver dato l'opportunità di esprimere il punto di vista del GLSB sull'argomento e soprattutto la possibilità di verificare, in questa sede, con i bibliotecari delle università, le iniziative che il gruppo intende promuovere. L'obiettivo è di terminare i lavori di questa giornata con decisioni operative che realmente diano corpo e sostanzino la cooperazione tra le università: cosa questa che rappresenta, insieme, il fine e la ragione d'essere del Gruppo.
Il data base networking è il punto di partenza attorno al quale si vuole costruire una strategia di collaborazione tra le università atta a fronteggiare i rischi ma anche a cogliere le opportunità insite nei cambiamenti in atto. Cambiamenti relativi al modo di produzione, distribuzione, fruizione, archiviazione dell'informazione primaria e secondaria.
Le università, in quanto luoghi preposti alla creazione e trasmissione della conoscenza, e le biblioteche, strutture portanti necessarie alla realizzazione di queste fuzioni, devono poter giocare un ruolo forte e determinante.
Il passaggio dalle pubblicazioni a stampa alla distribuzione elettronica del materiale documentario si sta caratterizzando come una transizione critica il cui effetto più deleterio può essere, per le università, quello di non poter utitlizzare a pieno le potenzialità insite nella tecnologia per soddisfare le necessità informative della comunità accademica.
La potenzialita di distribuzione immediata e totale dell'informazione e dei documenti, la possibilità di incrementare l'accesso alle risorse rischiano di essere inficiate per varie ragioni:
tecniche: tanto il database networking quanto gli abbonamenti alle riviste elettroniche necessitano di una rete più che efficiente. La riuscita dei progetti di condivisione di accesso alle risorse elettroniche dipende in massima parte dalle performance che la rete garantisce.
La cooperazione tra atenei al fine di condividere l'accesso alle risorse necessita di una rete a larga banda e veloce sia nel caso in cui si sceglie l'accesso remoto ai server degli editori (o distributori) delle riviste full text sia in quello in cui si preferisce lo scaricamento delle stesse sul server dell'acquirente.
di mercato: le risorse elettroniche (banche dati e full-text), pur essendo sempre più numerose, sofisticate, appetibili sia per la ricerca che per la didattica, sono a tutt'oggi, troppo costose. L'eliminazione di parte dei costi (quali quelli della carta e della distribuzione che rappresentano quasi i due terzi del costo) non ha comportato una diminuzione dei prezzi. L'incertezza del mercato, il timore che i proventi degli abbonamenti cartacei diminuiscano, in un momento in cui comunque gli investimenti nelle versioni elettroniche sono elevati, comportano una politica di vendita che quasi sempre vede associate le due versioni (elettronica e cartacea) attraverso il pagamento di un sovrapprezzo per quest'ultima che oscilla tra il 6% ed il 15%. Questa politica, se da un lato riflette le normali incertezze (sia nella domanda che nell'offerta) di una transizione, dall'altro rischia di ridurre la rete a mero strumento di marketing (si è calcolato, in alcuni casi, un incremento delle vendite del cartaceo pari al 17%, una volta che l'editore è comparso sulla rete) invece che a mezzo di diffusione dell'informazione. Di fatto, comunque, al di là delle complesse analisi relative ai costi dei periodici elettronici e alle possibilità di riduzione dei prezzi (c'è un dibattito sull'utilizzo delle pubblicità nelle riviste full text per ridurre i costi) gli atenei non riescono a coprire adeguatamente, per la non corrispondenza dei bilanci, le necessità informative e di aggiornamento dell'utenza.
A questo proposito, l' ICOLC International Coalition of Library Consortia, un gruppo informale che comprende circa 60 consorzi di biblioteche europee, statunitensi ed australiane, nel suo "Statement of current perspective and preferred practices for selection and purchase of electronic information", invita le biblioteche e i produttori di informazione (editori e distributori) a collaborare in questa fase, considerata di sperimentazione perchè i prodotti non sono stabili e le politiche dei vari attori neanche, affinchè si giunga, attraverso l'utilizzo pieno delle potenzialità che le nuove tecnologie offrono, ad un accesso alle risorse elettroniche diffuso e a prezzi sostenibili. Entrambi dovrebbero impegnarsi a rendere l'accesso alle risorse elettroniche più rapido e flessibile di quello alle pubblicazioni a stampa: gli editori devono rendere disponibile il prodotto elettronico prima o contemporaneamente (non successivamente) alla versione a stampa, esso deve poter essere acquistato indipendentemente dalla versione cartacea e a prezzo inferiore, non se ne deve limitare eccessivamente l'uso con le restrizioni previste nelle licenze. I produttori non devono caricare solo sugli acquirenti il costo di sviluppo e ricerca dei nuovi prodotti elettronici, spesso neanche stabili (beta test) e che richiedono investimenti da parte delle biblioteche, ma devono, attraverso prezzi più bassi ed accordi con gli acquirenti, incoraggiare la sperimentazione, l'uso e poi la diffusione dell'informazione nella convinzione che solo la diffusione a prezzi accettabili possa ripagare dei costi sostenuti. Le biblioteche , dal canto loro, devono tendere ad abbassare il costo unitario dell'informazione attraverso la condivisione degli stessi con altri enti e l'incremento del numero di accessi. Ciò può avvenire solo consorziandosi con altre biblioteche.
di accesso ed uso: l'accesso e l'uso delle risorse elettroniche sono soggetti ad una serie di restrizioni che nel contesto cartaceo non esistevano. Il passaggio dalle pubblicazioni a stampa alla distribuzione di documenti elettronici è stato segnato dalla messa in discussione del "fair use" (che in qualche modo le leggi sul copyright garantivano), attraverso la stipulazione di contratti e licenze d'uso. Infatti gli editori, intimoriti dalle potenzialità di "abuso" (nel copiare, trasmettere, distribuire l'informazione) insite in questo tipo di risorse, ne hanno regolato l'utilizzo attraverso le licenze d'uso. Sono queste ultime, ormai, che, attraverso la definizione rigida degli utenti, delle attività consentite, dei tempi, dei modi, etc., regolano i diritti degli utenti. In molti contratti, pur essendo per utilizzo non commerciale ma di ricerca e didattica, vi sono limitazioni al numero di copie possibili, al down loading, al document delivery, al prestito interbibliotecario, e, in molti casi, viene messo in discussione il ruolo di archiviazione (o di garanzia di uso nel tempo lungo) che comunque prerogativa delle biblioteche. Infatti, in alcuni contratti viene negata la possibilità di fare copie di backup e il chiudere un abbonamento ad un database o ad una rivista elettronica comporta la restituzione o distruzione del materiale (se in locale) o l'impossibilità di accedere ad annate pagate in precedenza (se in remoto). Non si vogliono qui sottovalutare le possibilità di abuso o le giuste preoccupazioni degli editori, tant'è che sta mutando la legislazione sul copyright, però si intravede, il rischio che non vi sia più equilibrio tra la giusta difesa dei diritti di paternità ed integrità e dei diritti economici dell'opera e la garanzia di accesso e distribuzione dell'informazione intesa come bene pubblico comune, in particolare nel contesto della ricerca e dell'insegnamento. Sul versante del copyright non si registrano segnali incoraggianti: il passaggio dalle pubblicazioni a stampa alle risorse elettroniche rischia di coincidere con una serie di limitazioni che condizionano e disincentivano la diffusione dell'informazione. L'ultimo draft della Direttiva europea sul copyright non sembra tenga conto dei principi esposti nella Position paper dell'ECUP (European copyright user platform) ove si riaffermano i diritti di comunicazione, riproduzione, trasmissione, archiviazione dei documenti elettronici per uso privato e di insegnamento.
di contenuto: l'assenza della produzione scientifica italiana dalle fonti informative elettroniche e digitali internazionali rischia di cancellare, nel tempo, il contributo nazionale alla produzione della conoscenza e per la mancanza di qualunque iniziativa coordinata rischiamo di dover accedere a pagamento a fonti italiane digitalizzate da altri.
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In questo contesto il GLSB considera la messa a punto di strategie collaborative tra Atenei (vedremo poi in quali forme) necessaria e per varie ragioni:
per realizzare economie di scala. Come si vedrà nel pomeriggio 24 atenei hanno investito o stanno per investire nel database networking, alcuni iniziano ad abbonarsi a riviste elettroniche, ognuno, tranne poche eccezioni, ha agito per conto proprio. Forme di collaborazione avrebbero consentito dei risparmi attraverso la condivisione delle risorse economiche ed umane sia nell'implementazione che nella gestione dei servizi. Così non è stato. Siamo però in una situazione di stallo: nessuna biblioteca può costruire da sola una valida biblioteca di reference: la necessità di allargare l'offerta informativa e l'utenza che vi accede e di integrare le basi di dati con gli altri servizi (opac, ill, dd, full text) dovrebbe indurre gli atenei che già offrono un servizio a condividere i costi con gli altri; quelli in procinto di attivarlo troverebbero grande giovamento nel consorziarsi con gli atenei già attivi. Oltre che un risparmio complessivo dei costi (per hardware, software, banche dati, studio di fattibilità, valutazione, implementazione, gestione, manutenzione, formazione degli addetti, formazione degli utenti, comunicazione, statistiche, integrazione con gli altri servizi, etc.) si realizza un'ottimizzazione nel rapporto costi benefici in quanto il numero degli utenti del servizio aumenta: questo vale soprattutto nel caso di atenei di piccole dimensioni e nel caso di banche dati specialistiche con pochi utenti ove si rischia, se non si è consorziati, di non raggiungere la massa critica che giustifichi l'impiego di risorse economiche. In effetti in quasi tutti i paesi l'accesso alle risorse elettroniche è condiviso attraverso la formazione di consorzi.
per creare collezioni di riviste elettroniche stabili, ad accesso permanente, distribuite su più server con collegamenti ad opac e a basi di dati. E' probabile che gli atenei, piuttosto che all' accesso remoto al server dell'editore, si orienteranno, pur essendo molto gravosa la gestione, verso l'acquisizione in locale delle riviste full text per i vantaggi in termini di velocità di accesso e possibilità di integrazione nei propri servizi che questa soluzione offre. Gli abbonamenti alle riviste elettroniche, già di per sè molto costosi, richiedono investimenti in hardware soprattutto in termini di memoria di massa, know how (capacità di manipolare i dati per i cambiamenti della tecnologia, migrazioni, etc.) che vanno al di là del singolo ateneo; il ruolo di archiviazione delle riviste non può essere delegato ad editori che potrebbero uscire dal mercato o giudicare troppo costoso gestire i back files. Le biblioteche da sempre hanno garantito l'accesso alle riviste nel tempo lungo: è oggi evidente che consorzi disciplinari o territoriali tra atenei possono svolgere questo ruolo.
Si tratta di progettare tra più università l'accesso condiviso alle riviste elettroniche, una politica di sviluppo delle collezioni su base territoriale e/o tematica, definendo il contesto tecnologico, gli standards, le modalità di ripartizione dei costi, le procedure e le strategie di archiviazione. Un esempio interessante la Electronic collection task force del CIC Commettee on Institutional Cooperation, consorzio di università statunitensi (Chicago, Michigan, Ohio, Illinois, Indiana, etc.) che per lo sviluppo della propria collezione elettronica condivisa ha stabilito i principi, le guidelines, le regole di condivisione, i rapporti con i fornitori, i modelli di prezzi e di licenze, le strategie di meta-accesso alle risorse, gli standards, l'archiviazione. Quest'ultimo è sicuramente un problema di portata generale: le iniziative, di vario tipo, talvolta vedono protagonisti gli editori che promettono di garantire per le proprie riviste, talaltra i distributori o aggregatori ma con i limiti evidenziati sopra. OCLC tra i suoi servizi offre oltre all'accesso attraverso un interfaccia unica alle riviste, links agli indici e agli abstracts, link ipertestuali, statistiche d'uso , SDI, anche l'accesso perenne e l'archiviazione di tutti i titoli e, nel caso dovesse uscire dal mercato, la distribuzione, d'accordo con gli editori, dei back files alle biblioteche. Al di là delle soluzioni generali, nell'immediato le biblioteche dovranno farsene carico distribuendo i compiti.
Interessante appare, anche se ha finalità diverse, il JSTORE Project finanziato, nella prima fase, dalla Mellon Foundation ma destinato ad autofinanziarsi. Stanno archiviando, attraverso la "scannerizzazione", 100 periodici di area economica e storica dalla nascita fino al 1990. I database sono due, uno di immagini che riproduce perfettamente la copia a stampa, l'altro in formato ASCII creato usando OCR che consente ricerche full text. La caratteristica è data dal fatto che l'archivio è relativo solo a materiale pregresso. Jstore ha concordato con Oclc l'offerta dell'accesso ai propri titoli in cambio dell'accesso ai periodici correnti.
per rapportarsi ai fornitori di informazione elettronica ( editori e distributori) in modo adeguato: questo non significa solo avere più forza contrattuale relativamente ai prezzi ma anche non recedere da alcuni diritti acquisiti dalle biblioteche (dagli utenti delle biblioteche) nell'uso delle pubblicazioni a stampa. Molte biblioteche nel mondo hanno costituito a tal fine consorzi e realizzato accordi in questo senso.
Il dibattito nella letteratura professionale è molto vivace ed investe tanto le tematiche del licencing quanto quelle del copyright. In rete si trovano guidelines, statements, liste di discussione, siti (come quello di Ann Okerson della Yale University), convegni e conferenze, curati da consorzi o da associazioni di biblioteche, sul licencing. Ho avuto modo di vedere i principi sul licencing sia delle biblioteche dell'Università di California che di Stanford, dell'Association of Research Libraries, del MIT, dell'ICOLC citato prima, etc. I temi affrontati riguardano la necessità di accordi standards ove sia:
Non mi soffermo ulteriormente su questi aspetti perchè, alla fine della giornata, sarà presentata la bozza di un protocollo d'intesa che le università sono invitate a sottoscrivere che contiene anche la definizione di un contratto standard, e dunque sarà possibile entrare più nel merito.
per assicurare la presenza della produzione italiana di interesse scientifico ed accademico nelle fonti informative attraverso:
per superare il divario tra università: le università che hanno già implementato il servizio di database networking sono dislocate prevalentemente al centro-nord.
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Guardando alla situazione delle nostre università, utilizzando i dati che il GLSB ha raccolto sui progetti in corso negli atenei e quelli raccolti da Scolari per questa giornata, possiamo dire che, per quel che riguarda le strategie collaborative, non partiamo da zero. L'indagine ha evidenziato forme di collaborazione tra gli atenei molto interessanti:
SBBL servizio bibliotecario biomedico lombardo, promosso e finanziato dalla Regione Lombardia è un sistema di biblioteche di diversa tipologia (università, istituti di ricerca, ) che condividono catalogo, basi di dati, ed in futuro riviste full text, erogano un servizio di accesso alle basi di dati e di document delivery. La finalità è quella di mettere a disposizione degli operatori sanitari ( degli ospedali, delle aziende sanitarie, degli enti morali e degli istituti di ricerca e delle università) l'informazione aggiornata ed i documenti utili alla formazione permanente ed alla ricerca. Per il database networking si avvale dei servizi del Cilea. E' un'aggregazione di tipo disciplinare (biomedica) definita territorialmente. I vantaggi riguardano tanto le biblioteche erogatrici del servizio (scambio documenti, accesso alle risorse, finanziamento della Regione Lombardia per l'adeguamento tecnologico, contrattazione unica con i fornitori) che singolarmente difficilmente avrebbero potuto accedere alle risorse elettroniche, quanto ovviamente gli utenti (ospedali ed a.s.l.), ma anche i fornitori che hanno modo di contrattare con un unico referente, seguire un'unica installazione, diffondere il proprio prodotto, acquisire visibilità.
Esso può costituire un esempio per le altre regioni che potrebbero replicarne l'esperienza o la base per un servizio biomedico nazionale come quello sviluppato in Gran Bretagna, il BIOMEDICAL DATA SERVICE dal CHEST (agenzia responsabile della negoziazione dei prezzi per le università) con OVID Technology. E' un servizio che anche nei Paesi Bassi ed in Svezia è gestito a livello nazionale e mette a disposizione delle università e degli ospedali le banche dati biomediche e le riviste full text.
Nel caso del Caspur si tratta di un consorzio costituito da tempo che rinnova l'offerta di servizio alle università mettendo a disposizione, attraverso server sia centralizzati che distribuiti, 35 basi di dati. La fase di sperimentazione è appena terminata: il servizio prevede, oltre alle banche dati, l'offerta di riviste full text, l'integrazione con l'opac, con servizi di document delivery, etc. I vantaggi sono ovvii: tutte le operazioni dalla progettazione alla gestione allo sviluppo sono effettuate una sola volta e non in ogni singolo ateneo. Sarà utile seguirne l'evoluzione per verificare i risparmi reali, i rapporti con i fornitori, i tipi di contratti, ed anche le soluzioni e le regole di ripartizione dei costi, di scelta delle banche dati, le modalità di coordinamento, la definizione della responsabilità di archiviazione delle riviste full text, etc. L'esperienza acquista ancora più significato perchè è condivisa da università del Mezzogiorno.
La cooperazione tra i poli Ultranet toscani, invece, riguarda non la gestione dell'intero servizio quanto la condivisione delle banche dati. Esse sono 154: alcune molto utilizzate sono duplicate per garantire le performance dell'accesso; la condivisione delle banche dati da un lato ha aumentato il numero complessivo di risorse per ogni singolo ateneo , dall'altro ha riequilibrato il rapporto costo benefici soprattutto nel caso di banche dati molto costose con utenza limitata.
Sostanzialmente si tratta di un accordo per acquisto tra Università di Firenze, Istituto universitario europeo e Normale di Pisa che sono sulla strada di costituire un consorzio; l'esperienza è utile per gli atenei che hanno già realizzato il servizio ma che non possono svilupparlo ulteriormente per il costo eccessivo delle banche dati.
Diverso il caso di Genova (che ha creato un mirroring site italiano per Periodical contents index) e di Padova (contratto Partner Hosted Server) dove non si tratta di un'aggregazione tra atenei quanto di un agreement tra università e fornitore che prevede che l'ateneo ospiti le banche dati ed eroghi il servizio a terzi (altri enti) ed il fornitore effettui un congruo sconto all'università. I prezzi vengono contrattati e gli accordi stipulati direttamente tra i terzi ed il fornitore. Quest'ultimo ha un indubbio vantaggio nella vendita di un prodotto ad altri enti; gli enti terzi possono trovare vantaggioso questo tipo di contratto per il fatto di non dover gestire il servizio al proprio interno.
Interessante, invece, per quel che riguarda la produzione scientifica italiana il servizio ESSPER che vede 25 biblioteche che spogliano 120 periodici italiani di economia e scienze sociali. Un’iniziativa analoga per le scienze giuridiche, in via sperimentale, vede impegnati l'Università di Firenze, l'Istituto universitario europeo, il Centro di documentazione giuridica del Cnr, il Seminario giuridico dell'Università di Catania a realizzare i Tables of contents (TOC) cui l'IDG aggiungerà l'abstract. I TOC di riviste straniere verranno acquistati da fornitori commerciali a scelta dei partners. Gli spogli saranno poi incorporati nella base dati collegata ad ACNP.
Vediamo con interesse anche lo sviluppo del progetto del Cilea relativo alla letteratura grigia delle università che metterà a disposizione della comunità i lavori scientifici delle università che aderiranno al progetto. Il Cilea, inoltre, si propone anche per la gestione di riviste full text.
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Proposte del GLSB
Le esperienze sopra descritte inducono il GLSB ad immaginare uno scenario ove si sviluppino tutta una serie di aggregazioni di varia forma (intese brevi per l'acquisto e la negoziazione, per la condivisione di abbonamenti, per la condivisione di servizi, veri e propri consorzi, etc) sia tematiche che territoriali (regionali o nazionali). Accanto a queste, però, perchè si arrivi a forme di razionalizzazione del sistema delle biblioteche delle università, il GLSB ipotizza la creazione di un centro di riferimento (una sorta di consorzio dei consorzi), che funga, in un primo momento, da punto informativo di raccolta delle esperienze in corso, che sviluppi un codice comune, un agreement relativo al licencing e agli standards, che sia attento all'evoluzione degli aspetti giuridici, al copyright e alla difesa del fair use, che socializzi l'apprendimento e le esperienze di implementazione e gestione dei servizi consortili, le regole e le modalità di condivisione. Il centro di riferimento dovrebbe farsi carico insieme alla commissione aib dell'università della creazione di una lista di discussione ove vengano dibattute le questioni di cui sopra e di un sito nazionale ove vengano riportate le esperienze in corso, le guidelines, i contratti standards, le notizie significative sullo sviluppo della rete, sulle esperienze di archiviazione digitale, sui progetti cooperativi di creazione di spogli, con link a siti relativi al copyright (ecup), a consorzi internazionali (icolc), al sito sulle licenze (liblicence) al progetto Candle (controlled access to network digital libraries in Europe) e a quant'altro.
Il centro di riferimento potrebbe, in seguito, svilupparsi da punto informativo a vera e propria agenzia che rappresenti le università, contratti con i fornitori i prezzi ma anche le regole di uso ed i meccanismi di controllo, che organizzi, con le università disponibili, studi di fattibilità, sperimentazioni di nuovi prodotti e nuove tecnologie, che vigili sull'adozione, nei progetti, degli standards necessari allo scambio e all'integrazione tra i vari servizi, che valuti le condizioni per costruire punti di service nazionali tematici di risorse elettroniche.
Il GLSB, consapevole di quanto sia strategico, ai fini della costituzione di un sistema efficiente delle biblioteche delle università, sviluppare servizi di accesso alle risorse elettroniche sulla base della collaborazione tra gli atenei, intende agire a vari livelli:
Grazie.